La minaccia nascosta di microplastiche in alcuni punti del Madagascar (Nosy Be) di biodiversità incontaminati ed unici.
La contaminazione marina da microplastiche rappresenta una sfida ambientale critica. Le proprietà che rendono la plastica indispensabile – durevolezza, leggerezza, basso costo – unite a una cattiva gestione del ciclo di vita, hanno portato al suo accumulo negli oceani.
Solo di recente sono stati riconosciuti i rischi ecologici, in particolare la frammentazione per fotodegradazione e abrasione in macro-particelle (≥25 mm), meso- (5…25 mm), micro- (1μm…5 mm) e nano-particelle (<1μm), provenienti sia intenzionalmente (cosmetici, industria) sia dalla degradazione di rifiuti di imballaggio, attrezzi da pesca, effluenti urbani, ecc. Le spiagge fungono da trappole naturali per queste particelle, influenzate da vento, onde e correnti. Questo studio si concentra sul Madagascar, un hotspot di biodiversità dell'Oceano Indiano con vaste aree minimamente influenzate dall'uomo. Un duplice approccio ha valutato la contaminazione nell'acqua di mare e nella sabbia. La ricerca fa parte di MicroMar, un'iniziativa di citizen science che coinvolge volontari, in collaborazione con l'Università degli Studi di Napoli Federico II, A.I.P.U., il Parco Regionale "Riviera di Ulisse" e la Lega Navale Italiana (Sperlonga–Lago di Fondi).
il Poster è stato presentato presso il XXI Congresso Nazionale della Divisione di Chimica dell'Ambiente e dei Beni Culturali Cremona 10-13 settembre.