Leoni marini
Featured

Giorni da leone di Adriano Madonna - I leoni marini

Leoni marini sulla spiaggia       
I leoni marini sono animali straordinari, con uno spirito societario che ricorda molto quello di una comunità umana fatta di tante famiglie che vivono insieme la loro esistenza. Sono particolarmente seguiti e protetti i cuccioli e per questo tutti gli adulti, maschi e femmine, si danno un reciproco aiuto. Osservai che i piccoli, facilmente distinguibili sia per le piccole dimensioni sia per il colore nero, vengono raggruppati fino a formare una sorta di scolaresca e regolarmente accompagnati dagli adulti a conoscere il mare, ad imparare a prendere un pesce e a sfuggire ai denti di un’orca. Questo famelico cetaceo, ben distinguibile per i suoi colori bianco e nero e per la pinna alta svettante sul dorso, si spinge nelle acque basse prossime alle rive dove vivono i leoni marini e li aggredisce effettuando veloci sortite in acqua bassa e spingendosi ventre a terra sin sulla battigia. Naturalmente sono i cuccioli, più piccoli e inesperti, a cadere nell’insidia. Durante le stagioni delle cucciolate le incursioni delle orche sono molto frequenti. Nelle lunghe ore che ho trascorso a tu per tu con i leoni marini le vedevo giungere dal largo: doppiavano il capo del versante che chiude la spiaggia e facevano rotta verso la riva in gruppi di due o tre. A volte gli adulti davano l’allarme con sonori ruggiti ma spesso le orche riuscivano ad arrivare a terra praticamente indisturbate. Non ne ho mai capito il perché, eppure la pinna sul dorso di questi cetacei è perfettamente visibile.
Mi ero avvicinato ad una coppia di leoni marini con un cucciolo che mi aveva incuriosito, infatti, nonostante lo spirito societario tipico di questi animali preveda la formazione di harem costituiti da diverse femmine, da un maschio e da un numero imprecisato di cuccioli, davanti a me avevo un solo maschio con una sola femmina e un cucciolo. Avevo preso l’abitudine di sedermi a pochi metri di distanza da questa bella famigliola e restavo immobile per ore. Durante i primi giorni mi tenevano d’occhio e spesso annusavano l’aria propendendo il capo nella mia direzione e dilatando fortemente le narici, ma con il passare dei giorni la mia presenza non sembrò più interessarli in maniera particolare. Spesso la femmina accompagnava il cucciolo in mare, certamente per abituarlo all’ambiente acquatico, per insegnargli a prendere un pesce. Quando il piccolo si allontanava troppo la madre lo richiamava a riva con un grido particolare, che, come capii dopo averlo sentito decine di volte, era formato da due moduli: il primo era un richiamo generico che captava l’attenzione dell’intera comunità dei leoni marini, un richiamo di attenzione collettiva. Il secondo modulo specificava il motivo della richiesta di attenzione e questo era il segnale diretto al piccolo leone che si era allontanato. Quando, invece, era il piccolo a cercare la madre, a volte emetteva un lamento accorato che ricordava il belato di un agnello.
Un giorno cedetti alla tentazione di fare qualcosa di azzardato che stavo meditando da tempo: dopo aver sentito una, due e cento volte il grido della madre che chiamava il cucciolo, provai ad imitarlo e lanciai il richiamo a pieni polmoni, prestando attenzione a distinguere bene i due moduli che lo componevano. Evidentemente lo avevo imitato bene perché il piccolo leone sollevò il capo e venne verso di me ciabattando allegramente sulle pinne e fermandosi a pochi metri. Di lì a poco giunse la madre, ma non sembrò troppo contrariata da ciò che avevo fatto: anch’essa si limitò ad annusare l’aria nella mia direzione dilatando le narici. Chiamai a me il cucciolo di leone marino diverse volte nei giorni seguenti ed esso, non sempre ma spesso, mi raggiunse. Poi accadde una cosa straordinaria: senza che avessi lanciato il grido di richiamo, vidi giungere il maschio dalla mia parte. Aveva un pesce in bocca che depose a pochi metri dalla mia posizione. Era per me o per il cucciolo? Mi piacque pensare che fosse per me e mi piace pensarlo tutt’oggi. Non potevo ignorare quel gesto di ospitalità nei miei confronti, non potevo deludere i miei amici leoni. Dovevo invece dimostrare di essere degno della loro amicizia e così coprii carponi quel paio di metri che mi separavano dal pesce, lo presi tra le mani e lo sbocconcellai, mostrando, così, di aver gradito il regalo. 
Seduto sempre nello stesso posto e quasi sempre immobile, trascorsi così il mio tempo con i leoni marini. Quel tempo che mi piace ricordare come “i miei giorni da leone”, su una spiaggia sconosciuta in un posto qualunque della penisola di Valdés, a poco più di tre passi dall’estremo sud del mondo.

 

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.